Percorso propedeutico alla psicoterapia della gestalt psicosociale

La psicoterapia della gestalt è una forma di psicoterapia riconosciuta dalla comunità internazionale e ormai applicata in tutto il mondo, nonché punto di riferimento per molti nuovi approcci terapeutici.

La Fondazione Italiana Gestalt da oltre 40 anni è polo culturale e didattico.

E’ un osservatorio permanente di ricerca sulla società, sui gruppi e sulla persona; è un’organizzazione consolidata nell’ideazione di eventi culturali e scientifici. Si avvale della collaborazione di professionisti accreditati per la psicoterapia, il counseling, il sostegno nel quotidiano.

La professione di psicoterapeuta presenta potenzialità non solo “di cura”, ma anche preventive e costruttive.

Quella in gestalt è formazione impegnativa e per molti versi “scomoda”, poiché pone il formando continuamente in contatto con la “trave” nel proprio occhio.

Trave che non è costituita dai soli limiti della Persona, ma anche dalle sue risorse: difatti, molto frequentemente accade che l’accesso alle nostre potenzialità non sia sempre agevole, chiaro e privo di ostacoli.

La Gestalt Psicosociale estende l’efficacia e la flessibilità dell’approccio gestaltico alla responsabilità sociale, mettendo i professionisti nelle condizioni di recare un importante contributo al benessere della comunità.

Il nostro percorso propedeutico consente di “assaggiare” alcuni elementi della gestalt psicosociale, allo scopo di meglio orientare lo studente o il professionista interessato a questo approccio.

Durata

Il laboratorio si articolerà in 5 incontri della durata di tre ore ognuno, con cadenza settimanale per un totale di 15 ore.

Destinatari

Psicologi, medici, studenti universitari di psicologia e di medicina

Sede

Il laboratorio si svolgerà presso la Sala SeFaP, sita in via Barbana 22-24 (zona Montagnola)

Percorso propedeutico al counseling della gestalt psicosociale

La Fondazione Italiana Gestalt da oltre 40 anni è polo culturale e didattico. E’ un osservatorio permanente di ricerca sulla società, sui gruppi e sulla persona; è un’ organizzazione consolidata nell’ideazione di eventi culturali e scientifici. Si avvale della collaborazione di professionisti accreditati per la psicoterapia, il counseling, il sostegno nel quotidiano.

Il Counseling è un processo di interazione fra due parti, Counsellor e Cliente, in cui il Cliente, che ha un problema ma che non possiede al momento le conoscenze o le capacità per risolverlo, si rivolge al Counsellor che ha il compito di agevolarlo nel trovare una soluzione.

La principale funzione del Counsellor consiste nell’aiutare il Cliente (che può essere una persona, una coppia, una famiglia, un gruppo o un’organizzazione) ad individuare le sue risorse sviluppare le sue potenzialità.

L’intento di Se.F.a.P. nel diffondere una sana cultura della relazione e della società, che chiamiamo egosostenibile, incontra naturalmente la Fondazione., alcuni suoi progetti e i suoi corsi di formazione.

Questo nostro breve percorso propedeutico consente di assaggiare le potenzialità di questa professione

Durata

Il laboratorio si articolerà in 5 incontri della durata di tre ore ognuno, con cadenza settimanale per un totale di 15 ore.

Sede

Il laboratorio si svolgerà presso la Sala SeFaP, sita in via Barbana 22-24 (zona Montagnola)

Laboratorio di teatro di narrazione

“…il bimbo ristette, lo sguardo era triste; gli occhi guardavano cose mai viste. Poi disse al vecchio, con voce sognante: mi piaccion le fiabe, raccontane altre.”
Francesco Guccini

Una delle funzioni del teatro, è quella di raccontare storie.
Per fare questo in teatro solitamente si ricorre alle parole che un autore ha affidato nella sua opera letteraria a personaggi o ruoli. Attraverso il lavoro di chi va in scena e di chi le ascolta, quelle storie non andranno perdute. Nel teatro di narrazione il personaggio viene meno, resta la persona che racconta una storia.

Ognuno di noi è la sua storia. Purtroppo in questa epoca in cui passa il messaggio che ha valore solo ciò che fa clamore, rischiamo di sminuire e banalizzare i nostri racconti. Rischiamo di smarrire la nostra storia e una storia smarrita è un’occasione perduta.

Purtroppo in questa epoca in cui la comunicazione di ciò che avviene intorno a noi ha ritmi a dir poco serrati e pericolosamente caotici, facciamo fatica a trovare il tempo di guardare i piccoli e per questo preziosi frammenti che hanno contribuito a farci essere oggi quelli che siamo.

Che valore diamo alle nostre storie e ai tasselli che le compongono? Il laboratorio nasce dal bisogno di creare uno spazio “protetto” in cui poter riscoprire e riassaporare l’unicità della nostra storia insieme a quelle degli altri e di farne dono affinchè qualcun altro possa dire “con voce sognante: mi piaccion le fiabe, raccontane altre”.

Durata

Il laboratorio si articolerà in un incontro della durata di due ore ognuno, con cadenza settimanale.

Sede

Il laboratorio si svolgerà presso la Sala SeFaP, sita in via Barbana 22-24 (zona Montagnola)

Laboratorio di formazione alle relazioni professionali: self-management e public speaking

Le relazioni professionali, in qualunque situazione e a qualunque livello, racchiudono grandi possibilità e possono nascondere insidie. Aspettative. Realizzazione. Concretezza. Confini chiari.

La capacità di rispettare e tenere conto della persona, mantenendo la responsabilità del ruolo, è un campo di cui si parla tanto, ma nel quale – di fatto – si investe economicamente e umanamente assai poco.

Relazionarsi responsabilmente è fondamentale investimento a lungo termine, così come orientare la propria vita lavorativa a scelte coraggiose, consente di costruire il proprio e -quindi efficace- stile di presentarsi e di parlare in pubblico. Il laboratorio consente di allenare la consapevolezza della percezione del proprio ruolo lavorativo e di affinare le proprie modalità comunicative.

Durata

Il laboratorio si articolerà in 10 incontri della durata di tre ore ognuno, con cadenza bisettimanale per un totale di 30 ore.

Destinatari

Formatori e professionisti

Sede

Il laboratorio si svolgerà presso la Sala SeFaP, sita in via Barbana 22-24 (zona Montagnola)

Laboratorio di formazione teatrale per operatori del settore educativo e sociale

Il Teatro declinato in chiave pedagogica è ormai universalmente riconosciuto come strumento-risorsa per facilitare e rinforzare il processo comunicativo tra educatori e minori, operatori sociali e giovani, insegnanti e allievi.

Il laboratorio offre ai partecipanti l’opportunità di sperimentarsi attraverso le tecniche proprie dei differenti generi e linguaggi teatrali: narrativo, poetico, comico, drammatico.

Questo consentirà ai partecipanti di allenare e rinforzare la propria attitudine relazionale e comunicativa nella gestione dell’espressione vocale, corporea, gestuale in ambito professionale.

Le tecniche e i generi teatrali fondamentali, la pedagogia teatrale e i contesti scolastici, le indicazioni strategiche del MIUR (marzo 2016) per l’uso didattico delle attività teatrali per il potenziamento della formazione nel settore delle arti nel curriculum delle scuole di ogni ordine e grado, rappresentano il quadro teorico di riferimento del laboratorio.

Durata

Il laboratorio si articolerà in 10 incontri della durata di tre ore ognuno, con cadenza bisettimanale per un totale di 30 ore.

Destinatari

Insegnanti curriculari, insegnanti di Sostegno, AEC, pedagogisti, pedagogisti familiari, operatori di case famiglia e comunità, assistenti sociali, psicologi, educatori professionali, specializzandi e studenti degli ambiti disciplinari delle scienze sociali, psicologiche, dell’educazione e della formazione.

Sede

Il laboratorio si svolgerà presso la Sala SeFaP, sita in via Barbana 22-24 (zona Montagnola)

Laboratorio di narrazione creativa e drammatizzazione teatrale

Arte e creatività svolgono un ruolo fondamentale nell’ambito dell’evoluzione infantile e negli ultimi anni c’è finalmente un riconoscimento istituzionale ben definito, almeno per ciò che concerne l’ambito dell’arte teatrale.

In realtà, ripercorrendo la storia del pensiero filosofico e pedagogico, emerge un sottile fil rouge che collega la pratica di attività artistiche alle abilità comunicative e allo sviluppo fisico-cognitivo-emotivo durante l’infanzia. Numerosi studi sembrano infatti dimostrare che, fin dai primissimi anni di vita del bambino, l’arte contribuisce a migliorarne le capacità espressive, a favorire l’apprendimento logico – matematico e linguistico, a rafforzare la consapevolezza di sé, a liberare le potenzialità creative insite in esso. In definitiva, essa sembra essere determinante al fine di un’evoluzione interiore dell’individuo.

Il lavoro teatrale, nel suo svolgimento, coinvolge numerose capacità cognitive, emotive e psico-motorie. Nel corso degli ultimi decenni, sono stati condotti numerosi studi sul legame fra la pratica di attività teatrali e lo sviluppo delle capacità cerebrali dell’individuo durante la prima infanzia e tale dibattito si è fatto ancora più interessante con la diffusione delle neuroscienze.

L’arte teatrale, coinvolge infatti tutti i sensi del bambino e ne rafforza le competenze cognitive, socio-emozionali e multisensoriali. Durante la crescita dell’individuo, essa continua ad influenzare lo sviluppo del cervello, le abilità, la creatività e l’autostima, favorendo inoltre l’interazione con il mondo esterno e fornendo tutta una serie di abilità che agevolano l’espressione di sé e la comunicazione.
Dal punto di vista cognitivo, l’arte teatrale insegna ai bambini:

  • a sviluppare capacità di problem solving, a comprendere che i problemi possono avere più di una soluzione e che ogni domanda può avere più di una risposta. Le soluzioni raramente sono fisse, ma cambiano in base alle circostanze e alle opportunità. Nella produzione artistica sono infatti indispensabili sia la volontà, sia la capacità di cogliere le soluzioni impreviste offerte dal lavoro che si evolve;
  • a elaborare una prospettiva multipla, influenzando anche il modo di osservare e interpretare la realtà. Durante il processo artistico la mente del bambino viene coinvolta in un processo di scoperta del “come” e del “perché”. Esattamente come uno scienziato, che sperimenta e scopre soluzioni, il bambino, quando si trova alle prese con un’idea artistica, analizza le varie possibilità e lavora attraverso il cambiamento;
  • a pensare “con” e “attraverso” i materiali, rendendoli consapevoli del fatto che attraverso mezzi materiali è possibile trasformare le idee in realtà;

Se si considera lo sviluppo emotivo, è possibile constatare che l’arte teatrale:

  • incoraggia la creatività e l’auto-espressione, insegnando ai bambini a dire ciò che “non si può dire”, spingendoli a ricercare nella propria poetica interiore le parole adatte a esprimere i propri sentimenti;
  • consente di sviluppare le proprie capacità comunicative. Poiché il linguaggio presenta numerosi limiti, che non gli permettono di contenere i confini della nostra conoscenza, l’uso dell’espressione corporea (il movimento scenico) gli consente di esprimere sentimenti che diversamente non troverebbero sfogo;
  • permette di mettersi alla prova in situazioni nuove e di sperimentare il più ampio spettro di sensazioni possibili.

Dal punto di vista dello sviluppo sociale del bambino, l’arte teatrale:

  • insegna a elaborare opinioni sulle relazioni “qualitative” e non solo “quantitative”. In genere, i programmi educativi sono per lo più incentrati sulle “risposte corrette” e sulle “regole”, mentre nell’arte teatrale, portata in una dimensione pedagogica, prevalgono le opinioni e i giudizi;
  • favorisce le competenze socio–emozionali. Il bambino impara a trovare un accordo con se stesso e a controllare i propri sforzi. Questo processo, insieme alla pratica della condivisione e dell’alternarsi, favorisce l’apprezzamento degli sforzi altrui e, al tempo stesso, la consapevolezza dell’unicità di ciascun individuo, da cui deriva una positiva consapevolezza di se stessi;
  • può diventare un efficace strumento di miglioramento per situazioni problematiche (Aristotele, Socrate e Platone e il ruolo catartico del teatro);
  • favorisce l’integrazione di chi e di ciò che appare come “diverso”.

Infine, per quanto riguarda lo sviluppo motorio del bambino, si può affermare che l’attività teatrale:

  • migliora le funzionalità motorie. Afferrare un oggetto, avvicinarsi a un altro bambino, abbracciare, sono tutte attività che aiutano il bambino a migliorare la propria manualità e la padronanza fisica sugli oggetti e il rispetto dei confini;
  • accresce l’autostima del bambino, il quale si rende conto di riuscire a coordinare e controllare i propri movimenti;
  • favorisce una prima forma di coordinazione occhio-mano, diventando una “palestra” in cui i bambini fanno pratica in vista dei momenti vissuti di vita familiare e sociale.

In conclusione, il gioco del teatro, svolge un ruolo insostituibile nel trasmettere al bambino quelle competenze che gli saranno utili nell’affrontare più preparato la vita e nel contribuire, con la propria personalità, a costruire una società civile migliore. Il teatro offre un approccio interdisciplinare, che unisce creatività, ascolto, conoscenza.

Gli obiettivi metodologici sono finalizzati a coltivare la spontaneità e la curiosità infantili, a sviluppare la fantasia, la creatività e la libertà di pensiero, a favorire la diffusione di una nuova sensibilità etica ed estetica. In questo scenario ideale, il “gioco” diventa un mezzo insostituibile per agevolare la conoscenza, l’ espressione artistica e la comunicazione.

Il laboratorio assume il ruolo di luogo preservato del “fare per capire”, dove si fa “ginnastica mentale”, di luogo di incontro educativo e di collaborazione, in cui imparare ad osservare le realtà con tutti i sensi, non solo con gli occhi. Per fare teatro, oltre ad essere creativi, è importante imparare l’ascolto, perché non è possibile comunicare senza ascolto. Credo che il modo migliore per produrre fantasia, creatività ed invenzione sia quello di “creare relazioni” fra ciò che già conosciamo, in quanto non è possibile stabilire relazioni fra ciò che è sconosciuto. A tal fine, è necessario che le persone – e in particolare i bambini, la cui mente è affamata di novità – possano memorizzare più dati possibili.
Questo permetterà loro di creare più relazioni possibili, di sviluppare la propria creatività e, dulcis in fundo, acquisire un’autonoma capacità di risoluzione dei problemi che si presenteranno nel corso della propria esistenza.

E’ importante che il processo di espansione della conoscenza avvenga nell’infanzia, periodo in cui l’individuo si forma e in cui, in base all’educazione ricevuta, potrà mettere le radici di un’esistenza “libera” piuttosto che “condizionata”. L’arte insegnata al bambino assume una funzione di crescita individuale e di evoluzione sociale. I bambini dovrebbero avere l’opportunità di fare arte e sviluppare la propria creatività, trovando spazio per esprimere liberamente la propria individualità. Arte e creatività sono concetti che non devono essere ristretti al “diventare un artista”, ma piuttosto devono agevolare l’individuo nella “creazione”, nel senso più ampio del termine, nella capacità di risolvere problemi in maniera sempre diversa e innovativa, contribuendo così a plasmare una società ed un genere umano sempre migliori. Per questo è fondamentale lasciare che i bambini esplorino il proprio talento artistico e creativo.

Durata

Il laboratorio si articolerà in 10 incontri della durata di un’ora ognuno, con cadenza settimanale.

Destinatari

Bambini scuola materna e primaria di primo grado

Sede

Il laboratorio si svolgerà presso la Sala SeFaP, sita in via Barbana 22-24 (zona Montagnola)

Laboratorio di formazione alle relazioni



Educazione emotiva: il teatro delle emozioni

 

Le emozioni sono un mondo affascinante da esplorare. A volte sono piacevoli e leggere, altre volte faticose e dolorose, ma soprattutto molto spesso ci sorprendono e ci spiazzano. Sono le orecchie con cui ascoltiamo noi stessi e gli occhi con cui guardiamo gli altri.

E allora?

E’ importante che ognuno di noi costruisca un proprio modo di rapportarsi alle emozioni. L’incontro con gli altri è una fonte inesauribile di emozioni e l’alternanza tra ciò che vediamo e ciò che sentiamo è una danza continua. Ognuno di noi può diventare un abile ballerino. Saper riconoscere le proprie emozioni – distinguendole dai sentimenti – è un lavoro e quindi richiede sia un processo di crescita che un allenamento continuo.

Molto spesso non le sappiamo nemmeno nominare.

Diamo diritto di cittadinanza alle nostre emozioni? Il diritto di cittadinanza non comporta l’autorizzazione a infrangere le leggi. Ad esempio, riconoscere che sono arrabbiato e dare quindi ascolto alla mia rabbia, non mi autorizza ad aggredire Persone o cose. Allo stesso tempo non dire a me stesso di essere arrabbiato, è una violenza che mi faccio, che inevitabilmente prima o poi avrà conseguenze sul benessere mio e delle Persone con cui mi relaziono. Attingendo a varie discipline come il teatro e la terapia della gestalt il laboratorio sarà incentrato su esperienze di gioco, efficace e leggero veicolo di formazione.

Durata

Il laboratorio si articolerà in 10 incontri della durata di 1 ora e mezza ad incontro, con cadenza settimanale.

Destinatari

Ragazzi delle scuole primarie di primo grado

Sede

Il laboratorio si svolgerà presso la Sala SeFaP, sita in via Barbana 22-24 (zona Montagnola)



Il teatro della sopravvivenza: come sopravvivere ad amici, compagni, genitori, professori e affini

 

Che cosa voglio dire? Come lo dico? Quando? Perché non mi capisce? Perché mi parla così? Quando parlare e quando tacere? Quando il mio silenzio parla troppo?

Situazioni nuove e altre che si ripetono: allenarci a riconoscerle, a distinguerle e a decidere che cosa e come fare per rendere più chiare le nostre scelte ed efficaci le nostre comunicazioni.

A volte educare gli altri, e gli adulti in particolare… ad ascoltarci è un’ arte. I partecipanti al nostro laboratorio potranno sperimentarsi e affinare il proprio stile nel delicato universo della comunicazione.

Durata

Il laboratorio si articolerà in 10 incontri della durata di 3 ore ognuno, con cadenza settimanaleper un totale di 30 ore.

Destinatari

Giovani adulti

Sede

Il laboratorio si svolgerà presso la Sala SeFaP, sita in via Barbana 22-24 (zona Montagnola)



Genitorialità nel terzo millennio: molto più di uno sport estremo

Come è noto e universalmente riconosciuto, educare un figlio nel terzo millennio è abbondantemente equiparabile a uno sport estremo. Le variabili fra cui destreggiarci sono in continuo aumento. Gli effetti prodotti da alcune di esse sono imprevedibili.

Anche per effetto di queste variabili, rischiamo di confonderci e confondere i nostri ruoli, assumendoci compiti che dovremmo delegare e viceversa.
Uno dei principali compiti educativi, consiste nel porre e mantenere confini chiari, ricorrendo a regole chiare, esplicitate in modo chiaro. A lungo andare, lo scambio dialogico continuo, può diventare un vero e proprio confronto di diversi stili di strategie.

Questo può rivelarsi a tratti molto faticoso sia per i genitori che per i figli. Di fatto, la costante presenza di tali confini, può consentire ai ragazzi di esplorare i propri limiti, contattare le proprie risorse, anche attraversando il fertile terreno della frustrazione. Il laboratorio risponde in pieno alla necessità di confronto dei genitori, offrendo un luogo protetto (… anche dagli attacchi filiali…) in cui sperimentarsi nell’esercizio di questo sport antico e sempre più estremo.

Durata

Il laboratorio si articolerà in 10 incontri della durata di 3 ore ognuno, con cadenza settimanale per un totale di 30 ore.

Destinatari

Genitori responsabili

Sede

Il laboratorio si svolgerà presso la Sala SeFaP, sita in via Barbana 22-24 (zona Montagnola)

Laboratorio multidisciplinare di cinema e teatro

Tutti i giorni ognuno di noi racconta qualcosa di più o meno importante. Ci accade così spesso che rischiamo di darlo per scontato. Siamo davvero sicuri che il nostro modo renda giustizia al valore del nostro racconto? Siamo davvero sicuri che in quanto stiamo dicendo non ci siano già i semi per altri racconti?

Quando mi trovo ad ascoltare il racconto di un altro, sono realmente attento? Posso davvero escludere che dalla narrazione di un altro possa nascere una idea buona per me?

Il laboratorio mira a favorire altre vie per guardare, trasmettere e comunicare ciò che ci accade, mettendo a disposizione dei partecipanti degli intermediari: le immagini, i gesti, i suoni, le musiche, le parole, l’analisi del testo tanto per il cinema quanto per il teatro.

Durata

Il laboratorio si articolerà in 10 incontri della durata di tre ore ognuno, con cadenza settimanale per un totale di 30 ore.

Sede

Il laboratorio si svolgerà presso la Sala SeFaP, sita in via Barbana 22-24 (zona Montagnola)